Che cos'è
Il sangue che resta nel cordone ombelicale e nella placenta dopo il parto è ricco di cellule staminali del sangue e può essere usato per un trapianto.
Donarlo a una banca pubblica
La donazione è volontaria e gratuita: non costa nulla alla famiglia e rientra nei Livelli essenziali di assistenza. Si fa al momento del parto, in un ospedale accreditato come punto di raccolta, con esami del sangue gratuiti al parto e dopo sei mesi. L'unità donata resta a disposizione di chiunque ne abbia bisogno. Fonti: CNT, Centro Nazionale Sangue.
Non tutte le unità servono
Per un trapianto serve un numero minimo di cellule: solo il 7% circa delle unità raccolte risulta adatto. Le altre si usano per la ricerca o per altri prodotti, come colliri e gel di piastrine. In Italia solo il 2,9% delle coppie dona il cordone. Fonti: CNT, Centro Nazionale Sangue.
Conservarlo per sé
In Italia la conservazione è consentita solo nelle strutture pubbliche: non si può conservare il cordone per uso personale e le banche private non possono operare né farsi pubblicità. È permesso spedirlo a una banca all'estero, con l'autorizzazione della Regione e a spese della famiglia. Fonti: DM 18 novembre 2009, Accordo Stato-Regioni 2010.
Conservazione «dedicata»
È gratuita, nelle banche pubbliche, quando in famiglia c'è una persona malata che potrebbe averne bisogno o in caso di alto rischio di alcune malattie genetiche, secondo gli elenchi dei decreti ministeriali. Fonte: DM 18 novembre 2009.
Serve davvero per sé?
Secondo il Centro Nazionale Sangue non ci sono solide evidenze scientifiche a favore della conservazione per uso personale e i casi di utilizzo reale sono pochissimi. La guida per i genitori del Consiglio d'Europa (2017) stima la probabilità di usare il proprio cordone tra 1 su 20.000 e 1 su 250.000. Fonti: Centro Nazionale Sangue, EDQM, guida per i genitori.